Il corpo viene costruito attraverso l’elaborazione della mente-cervello che cataloga e costruisce (Sinapsi), incamerando tutto ciò che viviamo dal momento del concepimento, all’ultimo secondo di vita, come un vero e proprio PC. Ecco perchè, per conoscerci al meglio, è importante renderci conto, dove possono venire “compostati”, gli scarti delle elaborazioni emozionali, che siano esse traumatiche, di immensa gioia, dolore, rabbia, tristezza, aspirazioni, desideri, ecc.. Il linguaggio del corpo diviene così, una importante espressione, dello stato della nostra forma mentale.
La parola “emozione” che deriva dal verbo emovere, cioè muovere, ci illustra come ogni emozione, crea un flusso di energia che, necessariamente, dovrà scorrere anche nel sistema nervoso. Questo, accade anche per le emozioni che attivano la reazione di attacco o fuga (rabbia, ansia, paura, ecc.), azione con cui l’animale non evoluto, scarica tensione, azione invece non realizzabile nell’uomo e, lo stress che egli accumulata, non ha quasi mai, la possibilità di essere scaricato completamente. Se ciò si ripete per lungo tempo, si può innescare una reazione endogena, capace di alterare l’intero sistema.
Negativo (dal lat. tardo negativus, der. di negare «negare, dire di no»); spesso alcune emozioni, generano proprio per la loro azione negativa, una “congestione energetica” sovraccaricando il sistema nervoso che, attraverso una serie di reazioni chimiche, la invia in ultima destinazione all’organo in grado di “scaricarla”, quell’organo che è adibito all’elaborazione finale di suddette reazioni e alla risposta di ritorno al SNC e SNA.
Sicuramente il nostro sistema è in grado di gestire tutto ciò che genera, ma non sempre con profonda efficacia se situazioni esogene, hanno reso iperattivo o ipoattivo il sistema di controllo. Vediamo l’esempio di una persona estremamente provata da eventi fisici e/o emotivi: l’attivazione dei meccanismi che l’agente stressogeno ha innescato, possono rientrare in un tot di tempo o ritardare anche gravemente la risoluzione del problema ed il ritorno all’omeostasi e in tal caso si innescheranno a catena una serie di altri disagi fisici, più o meno coscientemente percepiti dalla persona.
In questi casi, ci sono molteplici alternative per la diagnosi e la cura in campo medico, ma in questa sede, ci soffermeremo sulla valutazione di soluzioni che prevedano la partecipazione attiva della persona, agente attivo della sua guarigione e produttore di risorse attive per il ritorno alla omeostasi, così come richiedono i Terapisti della riabilitazione (Es.: Terapisti Occupazionali).
Relazione tra volontà e salute
Volendo supportare l’ipotesi che “alcune” malattie si possono ricondurre ad origini emotive, stiliamo di seguito una lista di frasi che si tramandano di generazione in generazione nella nostra cultura, allo scopo di suggerire una riflessione sull’importanza che ha il nostro linguaggio nella costruzione dello stato d’Essere.
E’ ormai assodato che esistono delle correlazioni tra stati emozionali e problematiche organiche e possiamo stilare una lista di affermazioni che si possono pronunciare con assertività più o meno forte. Vediamo ipoteticamente alcuni esempi di come gli stati d’animo -campi energetici- possono depositarsi in forma di “materia”, attraverso la modificazione neuro-linguistica generata dal nostro pensiero/linguaggio, spesso accompagnata da riflessi ideomotori assegnati al ricordo che ha generato la sofferenza:
Rabbia – Fegato (Mi mangio il fegato dalla rabbia)
Paura – Reni e Vescica (Me la faccio sotto dalla paura)
Shock e disperazione – Polmoni e Cuore (Mi prende un colpo, Mi scoppia il cuore)
Ansia – Stomaco (Ho un peso sullo stomaco)
Angoscia e panico- Intestino (Mi si rigirano le budella)
Noia esistenziale – Milza (Mi viene il sangue amaro)
Pressione affettiva – Cuore (Mi scoppia il cuore)
Sottovalutazione e disistima – Sistema immunitario (Non servo a nulla, non ho più voglia di combattere)
Depressione – Ipotensione (Mi sento uno straccio)
Tensione nervosa – Alterazione della struttura muscolo scheletrica (Sono tirato come una corda di violino)
Situazione senza via d’uscita – Tumore/Cancro (Preferirei sparire/morire piuttosto che…)
CONCLUSIONE APERTA…
Se tutto ciò, può avere influenza sulla nostra vita, generando o rinforzando stati mentali distruttivi, riflettiamo sul potere altrettanto efficace che ha un linguaggio costruito su fattori produttivi e positivi (dal lat. tardo positivus, propr. «che viene posto» – In relazione con i valori traslati di porre (in contrapp. a negativo): ordine, comando).
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In principio… era il vuoto brulicante di infinite possibilità, una delle quali sei TU.

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