Ipnosi nelle Cure Palliative

logo-pallcare-243x300

 Quando nascono le cure palliative

In epoca romana appaiono le prime case per ospitare i viandanti bisognosi. Fabiola, una matrona romana, aprì la propria casa ai pellegrini, i malati, e gli indigenti, con impegno cristiano. Scelse la parola ospizio che proviene dalle hospes parola latina, che significa ospitare un ospite o un estraneo.

Nel Medioevo durante il periodo delle crociate, con la diffusione del cristianesimo, i monasteri iniziato ad accogliere malati, disabili e coloro in grado di sostenere sé stessi. Durante il 6 ° e 7 secolo, le donne ricche e le vedove iniziarono a lavorare nei monasteri come prime “infermiere”. Al tempo delle Crociate, 1095 alla fine del 17 ° secolo, i viaggiatori stanchi trovavano luoghi di rifugio in monasteri e conventi. Spesso erano in cattiva salute e molti trascorrevano i loro ultimi giorni tra le cure dei monaci, monache e donne laiche. Anche se nessuno di questi primi ospizi era indicato specificamente per la cura dei morenti, i viaggiatori che erano malati e non potevano permettersi altre strutture, spesso morivano lì.

Quando nasce l’Ipnosi

L’ipnosi arriva dall’antichità attraverso pratiche, che da sempre hanno accompagnato l’uomo nella sua storia. Oggi è applicata con sempre maggiore interesse per le sue potenzialità intrinseche, ed è oggetto di continui studi da parte delle Neuroscienze. La prima fase storica europea dell’ipnosi, è stata introdotta da Mesmer nel 1779 con una prima opera creata per spiegare meglio le operazioni da eseguire durante le cure mediche, scrivendo il saggio: Mémoire sur la découverte du magnétisme animal (Memoria sulla scoperta del magnetismo animale, 1779).
Mesmer ipotizzava di possedere un fluido magnetico e di poterlo far passare da sé al proprio paziente, con lui Braid, altro medico del tempo, che propose un’interpretazione neurologica con il metodo dell’induzione verbale.

In seguito, allo studio specifico dell’ipnosi, si dedicò dapprima Charcot, che ne distinse gli stadi (letargo, catalessi e sonnambulismo), annotando le modificazioni organiche relative al tono muscolare e ai movimenti riflessi, e in seguito anche Freud che utilizzò l’ipnosi, nella terapia dell’isteria, seguendo il metodo catartico, consistente nel far defluire o abreagire la carica emotiva, impedendo che questa potesse cercare vie anormali di sfogo attraverso la manifestazione di sintomi.

L’ipnosi da questa fase psicologica si è poi legata al percorso delle neuroscienze ed in particolare al lavoro di Pavlov che nel trattamento di pazienti traumatizzati, portandoli a regredire al momento del trauma, scoprì casualmente l’importanza delle emozioni nei processi di riequilibrio psichici, evidenziando come le emozioni permettono di cancellare ricordi e far spazio nella mente.

L’ultima fase della storia dell’ipnosi si è consumata con la nuova ipnosi e il lavoro di Milton Erickson che ne ha fissato le basi, avvicinando, con l’ipnosi naturalistica, l’idea particolare che “l’ipnosi non esiste perché tutto quanto è ipnosi”.

Cosa sono le cure palliative

L’OMS le definisce così: Le cure palliative corrispondono a una condotta e un trattamento che dovrebbe migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro parenti, in presenza di una malattia mortale. Essa ottiene ciò ricercando attivamente e precocemente, rilevando ripetutamente e trattando adeguatamente i dolori e i problemi fisici, psicosociali e spirituali.

A livello internazionale si utilizza il termine di “Palliative Care”, termine che deriva dal latino “pallium”, definizione di un indumento simile a un mantello. La parola inglese “care” significa “cura”, ma in un senso più ampio: “I care for you” significa anche “mi occupo di te”. E: “tu sei importante per me”.

Che cosa è l’Ipnosi

L’ipnosi è uno stato di coscienza caratterizzato da uno stato mentale, che si colloca tra la veglia e il sonno, denominato trance o stato di ipnosi, uno stato di forte attenzione responsiva, in cui ci si sincronizza con l’altro su di una stessa lunghezza d’onda, creando uno stato di coscienza alternativo condiviso, nella cui posizione si attiva un potenziale mentale e si verificano fenomeni di ideoplasia, un’attivazione mentale che genera effetti e sviluppa risposte in base agli obiettivi declinati.

L’ipnosi è uno stato mentale naturale, diverso dagli stati di veglia e di sonno, in cui la recettività a stimoli esterocettivi e propriocettivi è dissimile nella elaborazione e nelle possibilità di realizzazione. Può svilupparsi in modo spontaneo, autoprovocato o eterostimolato.

Si instaura spontaneamente nelle attività mentali immaginative, creative o mnestiche, nelle attività automatiche e ripetitive e nell’ambito dei ritmi circadiani individuali. È eterostimolato nelle prassi definite “induzioni”: è un processo di insegnamento-apprendimento attuato a molteplici livelli di comunicazione.
È autoprovocato consapevolmente in seguito ad un precedente apprendimento (autoipnosi, meditazione yoga, training autogeno, tecniche di rilassamento, eccetera).
Nell’induzione di ipnosi, come in tutti gli insegnamenti, sono necessarie alcune condizioni mentali e di rapporto: interesse, curiosità, disponibilità, fiducia.

Nello stato di trance, si ha una riduzione delle capacità critiche, un aumento di convinzione e suggestionabilità. È caratterizzato da fenomeni di ideoplasia e monoideismo, ossia di trasformazione in realtà soggettiva e oggettiva di quanto viene intensamente immaginato, trasformando l’idea in azione, movimento, rimanendo concentrati su una solo idea alla volta.

La base neurologica ed organica dell’ipnosi sembra risiedere a livello del sistema nervoso centrale in strutture differenziate, (parti differenti del cervello collegate fra loro da specifiche connessioni creative), nuove connessioni sinaptiche e neurormonali a formare gruppi neuronali funzionali differenti, integrati attraverso un sistema d’apprendimento facilitato dallo stato d’ipnosi e dall’abbassamento della critica.

Sono sicuramente coinvolti nel processo ipnotico la corteccia cerebrale, il sistema fronto-limbico ipotalamico, la sostanza reticolare ascendente di attivazione e i suoi nuclei specializzati pontini (in specie, il locus coeruleus). 

L’ipnosi è mediata da contenuti comunicativi che sono le convinzioni, a seguire le persuasioni, fino alle suggestioni, le quali possono essere proposte dall’ipnotista o autoindotte dal soggetto. 

La suggestione può essere espressa verbalmente e/o non verbalmente ed essere diretta, cioè riconosciuta dal soggetto come rivolta alla sua parte cosciente, o indiretta, come nel metodo ipnotico Ericksoniano, cioè rivolta alla sua parte inconscia e da lui non compresa. 
Il monoideismo ideoplastico (ideomotorio) trasforma dunque la parola da pensata in vissuta, avviando così il processo ipnotico.

Gli aspetti dinamici che caratterizzano l’induzione ipnotica sono:

  1. la riduzione delle afferenze sensoriali, limitando il campo di consapevolezza, dal momento che in assenza di stimolazioni sensoriali la persona tende ad allucinare, creare con la mente, per mantenere la sua corteccia sotto l’influsso di una stimolazione continua (focalizzazione)
  2. la limitazione del movimento, per ridurre il contatto realistico con il mondo esterno, attraverso associazioni di rilassamento, perdita di consapevolezza, sonno (implicazioni)
  3. la manipolazione dell’attenzione, che trasferisce l’attenzione del soggetto sulle proprie funzioni mentali interiori (dissociazione)
  4. gli stimoli ripetitivi o impositivi che esaurendo l’attenzione disponibile (la mente è in grado al massimo di tener sotto controllo 7+o- 2 informazioni contemporaneamente), producono un impoverimento ideativo (intensificazione)

Come si lavora nelle cure palliative

palliative-care

Le cure palliative comprendono il trattamento e il sostegno di persone affette da malattie inguaribili, potenzialmente letali e/o croniche progressive. Sono incluse nella pianificazione del trattamento, ma la loro azione si concentra sul periodo in cui la cura della malattia non è più ritenuta possibile e non costituisce più l’obiettivo primario. Ai pazienti è garantita fino alla morte una qualità di vita ottimale in rapporto alla loro situazione e le persone di riferimento vicine al paziente sono sostenute in modo adeguato.

Le cure palliative prevengono sofferenze e complicazioni. Esse comprendono trattamenti medici, interventi infermieristici e sostegno psichico, sociale e spirituale. Le cure palliative devono rispondere in modo esaustivo ai bisogni dei pazienti. Sintomi e sofferenze devono essere possibilmente anticipati e alleviati.

Le cure palliative sono somministrate, nel limite del possibile, nel luogo scelto dalla persona malata o in procinto di morire. La rete delle strutture di assistenza garantisce la continuità del trattamento e del sostegno. È necessario prevedere e integrare precocemente le possibilità delle cure palliative, come complemento delle misure curative e riabilitative. Tuttavia, non va dimenticato che la loro azione si concentra sul periodo in cui la cura della malattia non è più ritenuta possibile e non costituisce più l’obiettivo primario.

Come si lavora con l’Ipnosi nelle Palliative Care

“Nel momento in cui la nostra mappa adattativa non ci permette di adattarci alla vita, abbiamo bisogno di un nuovo processo adattativo, un processo creativo, che ci permetta di farlo. Usare l’ipnosi vuol dire avanzare un processo creativo che modifica la relazione che abbiamo col mondo, vien da sé che qualunque approccio nuovo, dunque creativo, va favorito in un processo di cambiamento fino a raggiungere un nuovo equilibrio. Si perturba il sistema fino ad ottenere una nuova mappa viabile, percorribile, per il soggetto” (Dott. M. Chisotti)

In primo luogo, può essere indicata come tecnica di rilassamento, in quanto alcune reazioni neurofisiologiche dello stato di trance ritraggono lo stato d’ansia allontanandola. Può essere inoltre utile nei disturbi somatoformi (paralisi, afasie, disfagie, sindromi vertiginose, turbe dell’intestino).

Non sono ancora del tutto chiari i meccanismi neurofisiologici e psicologici alla base dell’analgesia ipnotica, si pensa che i procedimenti psicologici intellettivi ed emotivi abbiano la possibilità di influenzare l’equilibrio delle sinapsi dei centri nervosi dove convergono stimoli periferici sensitivi centripeti e centrali centrifughi; in tal senso, verrebbero modificate, in modo parzialmente conscio, la conduzione e la percezione del dolore mediante un’interazione continua tra eccitazione e inibizione.

Di da che con l’induzione ipnotica si ottiene un’alterazione percettiva, ossia la soppressione delle componenti emotivo-affettive del dolore e la conseguente indifferenza del soggetto dovuta all’eliminazione a livello centrale dei circuiti limbo-ipotalamici coinvolti nei processi di integrazione cenestesica affettiva. 
Nel controllo del dolore vi è anche un’interpretazione legata alla biochimica che prevede come il cervello in ipnosi, o durante particolari stati alternativi di coscienza, è in grado di sollecitare la produzione di endorfine, sostanze morfino-simili che neutralizzano lo stimolo doloroso.

A cosa servono le Cure Palliative:

  • leniscono dolori e altri disturbi opprimenti
  • sostengono il paziente nel restare attivo il più a lungo possibile
  • integrano aspetti psicologici e spirituali
  • affermano la vita e considerano la morte un processo normale
  • non vogliono né accelerare né ritardare la morte
  • sostengono i familiari nell’elaborazione della malattia del paziente e del proprio lutto
  • consistono in un lavoro di gruppo per rispondere al meglio alle esigenze dei pazienti e dei loro famigliari
  • possono essere applicate precocemente nella malattia, in combinazione con le misure che tendono a prolungare la vita, come per esempio la chemio terapia e la radioterapia. Comprendono anche la ricerca necessaria per capire e trattare al meglio i disturbi o le complicazioni cliniche

A cosa serve l’ipnosi nelle Cure Palliative

L’ipnosi dà l’opportunità, oltre che diminuire o eliminare il sintomo, a dimenticarsi spesso di essere paziente, riuscendo ad esternare e a potenziare le proprie risorse. Può essere utilizzata in associazione ad altre forme di terapia, con miglioramento reciproco, attraverso l’uso diretto dell’induzione ipnotica mediante un ipnotista e attraverso l’apprendimento delle tecniche di autoipnosi:

  • Eliminare il dolore
Non si tratta di un effetto placebo, ma di una reale possibilità di controllare il proprio organismo. È utile per eliminare i malesseri fisici che nascono a causa degli effetti collaterali delle cure chemioterapiche. L’anestesia ipnotica contro il dolore, è di grande aiuto anche quando il paziente è costretto a settimane di immobilità. Il procedimento ipnotico prevede che l’ipnotista proverà dapprima a guidare il paziente nell’addormentare una parte del corpo, per esempio una mano, per poi lavorare sulla totalità dell’area da alleviare
  • Abbrevia il decorso di cicatrizzazione di ulcere da pressione, favorendone la cicatrizzazione
  • Ipertensione Arteriosa: l’ipnosi mediante il rilassamento conduce al rallentamento della frequenza cardiaca al rallentamento del respiro e alla riduzione del consumo di ossigeno
  • Asma: crisi asmatiche di origine emotiva vengono mitigate o anche assopite con conseguente riduzione dell’uso di farmaci come “cortisone” e “broncodilatatori”
  • Miglioramento del sonno: l’insonnia viene trattata con induzioni autoipnotiche mirate al controllo del respiro e a visualizzazioni da effettuare per riprendere sonno dopo ogni risveglio, talvolta permettendo di raggiungere una buona qualità del riposo anche se ridotto a poche ore
  • Dispnea, astenia, vertigini, nausea, mitigate con l’apprendimento dell’autoipnosi
  • Miglioramento della qualità della vita fino al 78%: il paziente sottoposto ad ipnosi si rivolge alla vita in modo più positivo, a svolgere meglio o completamente cose, azioni o comportamenti anche semplici ma che portavano il soggetto a non essere solo un paziente ma una “persona”, tornando ad uscire di casa, andare a fare la spesa, leggere, giocare con i figli, andare al mare… Tutto ciò gli restituisce dignità e lo aiuta a dimenticare, a volte, di avere dolore e di conseguenza, diminuisce anche la sofferenza psicologica
  • Accompagnare e supportare i familiari durante tutto il percorso e nella fase successiva al distacco, istruendo anch’essi con apposite tecniche di autoipnosi

Il futuro della Cura è un territorio infinito, basta avere intelligenza, preparazione e coraggio di creare nuove prospettive, con il cuore aperto e lo sguardo lontano.