Non è facile stare male, più che mai in una corsia di ospedale.
Accade che il ricovero sia stato programmato, ma spesso come ora più che mai, l’evento colpisce inaspettatamente e comunque vada ci si ritrova strappati dalla quotidianità, le abitudini cambiano radicalmente, dalla lunga notte, al risveglio.
I primi giorni sono incognite irrisolvibili, domande a risposta univoca “ci stiamo prendendo cura di lei, non si preoccupi”.
E come si fa a non preoccuparsi ? Insieme al numero di letto, non viene consegnato anche l’antidoto all’ansia !
Domande, paure, preoccupazioni per sé e per la preoccupazione dei propri cari, gli sguardi altrettanto persi del compagno di stanza, il nostro dolore, da condividere con altro dolore.
Non sapere…la certezza dell’incertezza, pervade e avvolge l’anima di chi la vita ha posto difronte ad un bivio come l’evento avverso, qualunque esso sia, è un bivio, una incognita ma anche una possibilità.
Ma come si vede una possibilità difronte a una malattia?!
Con occhi diversi, occhi che usano lenti diverse da quelle con cui si guarda il mondo, lenti che sanno costruire possibilità di resilienza.
Il Coach è colui che sa come far indossare quegli occhiali speciali, che non sono in vendita, ma che tutti abbiamo in dotazione nel momento di nascere, sono gli occhiali del potere inconscio della mente, quelle risorse che non si sa di possedere finché la vita non ci chiede la password per il passaggio di livello.
La figura che ha il tempo e la competenza per dedicarsi al paziente, è l’Ergoterapista o Terapista Occupazionale, nome desueto e poco comprensibile ma, che ben definisce un gioiello delle professioni medico sanitarie della prevenzione e riabilitazione.
Le competenze formative del TO, sono ad ampio raggio e di altissimo livello, fisiologia, anatomia, istologia, psichiatria, psicologia, genetica, biochimica, teologia, fisica, posturologia, sociologia, pedagogia, neurologia, bioetica, igiene, legislazione, medicina legale, patologia, per non parlare dei master successivi alle lauree di primo e secondo livello.
Questa lista per rendere chiara l’importanza dell’intervento del TO, basata su solida scienza. E con queste competenze, il TO diventa un alleato insostituibile del mantenimento e del potenziamento della qualità di vita del paziente, oltre che della riabilitazione pura.
L’odierna struttura sanitaria, non risalta ancora questa figura, poichè di nuovo inserimento (correva l’anno 1910), ma i tempi sono maturi perchè sia sempre più considerata la figura della futura presa in carico in modo olistico, come auspicato dall’OMS.
Possiamo già osservare i nuovi tracciati di questa scienza medica, perchè si sta lentamente ponendo rimedio con l’inserimento, anche in Italia, della figura del Terapista Occupazionale Coach, Counselor, Case Manager, colui in grado di supportare il paziente a 360°, agendo in questi campi:
- Ascoltare
- Preabilitare
- Guidare
- Accompagnare
- Insegnare tecniche di gestione del dolore e dello stato emotivo
- Evidenziare le risorse del paziente
- Trovare le strategie migliori per tutta la durata del percorso terapeutico
- Pianificare le giornate
- Motivare e stimolare la volizione
- Programmare esercizi ed attività singole e di gruppo
- Ascoltare i desideri del paziente per aiutarlo a realizzarli al meglio
- Agire per l’estrazione e attivazione delle risorse individuali
- Stilare con il paziente obiettivi a breve, medio e lungo termine
- Programmare il futuro post-dimissione per un reinserimento “soft”
Supporta attività di vita basilari:
- Mangiare e bere
- Muoversi e mantenere una posizione confortevole
- Dormire e riposare
- Vestirsi e spogliarsi
- Comunicare adeguatamente
È dunque quanto mai evidente che, quando le risorse personali sono messe duramente alla prova, il supporto del Coach Ergoterapista è di grande importanza, e non solo nel periodo di ospedalizzazione, perché sarebbe altresì auspicabile interpellarlo prima, per la Prevenzione, sottolineando ancora come sia l’unica figura appositamente preparata per questa area sanitaria.



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