È qualcosa di assolutamente necessario per ognuno di noi al giorno d’oggi…bisogna avere uno spazio o delle ore particolari oppure un giorno, in cui non sappiamo che cosa c’era scritto al mattino sui giornali, negli obblighi che abbiamo verso gli altri e gli obblighi che gli altri hanno nei nostri confronti. Uno spazio in cui poter fare semplicemente esperienza e sviluppare ciò che siamo e potremmo essere, nel luogo dell’incubazione creativa.
All’inizio puoi scoprire che non succede niente ma, se possiedi un luogo sacro e te ne servi, può darsi che qualcosa accada.
(J. Campbell)
Campbell lo diceva nel 1988, sembra scritto per noi oggi, perché in questa epoca, dove tutto si è liquefatto, evaporato, molte cose sono divenute indefinite, la sensazione di perdita è dilagante, ma nelle epoche in cui i rituali tenevano uniti i popoli, nessuna calamità era solo un evento inatteso.
Il popolo in quelle occasioni si riuniva attorno al fuoco, continuava a iniziare i giovani uomini e donne alla vita, anche troppo ma, si ripeteva un rito, si seguivano miti e nuovi se ne creavano.
Oggi siamo difronte al mito del Covid, come sapremo estrarne e custodirne il significato unificante per le nuove generazioni?
La casa è diventata un luogo molto più rituale di quanto non lo fosse un anno fa, ma abbiamo bisogno che in questo luogo esista uno spazio solo per noi, il rituale va fatto in totale solitudine e poi la maturazione deve ricondurci maturati nel cerchio sociale, perché da sempre l’uomo funziona e continua a riprodursi mediante rituali.
Chi vive in aree verdi è facilitato, la natura è di per sé un tempio a cielo aperto, ma si può creare un rituale anche nel parco cittadino o al buio sul terrazzo di casa.
Abbiamo bisogno di tornare a trovare punti fermi, per avere la forza di prendere di nuovo a mordere la vita, nell’attesa, costruiamo nuovi rituali personali, spazi di confidenza con se stessi.

Lascia un commento