Non potendo cambiare la realtà, possiamo però cambiare il modo di viverci

Il motto che muove ogni passo nella mia professione.

La cultura della coesione, come arma per mantenere debole il demone che ognuno teme, il più terrifico, la solitudine interiore, la paura ancestrale, la notte senza luce, la separazione da tutto, il dolore prolungato, la morte, la sofferenza, la separazione dagli affetti. Coesione per dare potente resilienza alla Speranza che c’è sempre una strada da percorrere.

Utilizziamo la cultura della coesione, per riunire, per riaccendere luci, risollevare menti al cielo, per asciugarsi il volto e fosse anche per un solo attimo, sentire la forte e potente molla della speranza.

Perché niente possa batterci, ma solo renderci più forti, ampliamo il nostro background culturale e relazionale.

Molti, hanno visto l’epoca Covid, come una guerra contro un nemico invisibile, ora purtroppo, è in atto una vera guerra, che ci sfiora i pensieri ogni istante, che ha coperto come la lava di una eruzione vulcanica, anche la paura della pandemia e in molti la speranza di una normalità agognata.

In ognuno esiste la figura del buio, del nero, della fredda morte eterna e il concetto di guerra, contro le quali, non potendo  mettere un esercito per combattere e difendere, alziamo croci di pace, preghiere e meditazioni, iniziative riunificanti, come bunker di protezione armati di virtuosi pensieri.

Uno scenario immaginifico da film apocalittico è ora reale…soldati, missili, morte, paura, sfollati, disperazione, ieri feriti da un virus, oggi feriti da un nemico ancora più nefasto.

Insomma, da una guerra verso un nemico do ognuno definito invisibile, invincibile, temibile, mortale, terribile, a un nemico reale e tangibile, che più cerchi di sconfiggerlo, più diventa subdolo e ti entra in casa nascosto nei giornali, nei sorrisi stretti, negli abbracci ritornati come palliativa consolazione.

Senza sapere come proteggere le persone che più ami, e allora…ecco che la paura  indebolisce l’anima, pensieri colmi di incertezza, ci debilitano motivazione e progettualità ma, qualcosa possiamo fare, non siamo mai senza una soluzione.

Possiamo accudire, in ognuno di noi, quel germoglio che si chiama speranza, nutrirlo e alimentarlo con buone e sane opere creative, perché Fare, distoglie la mente dal Pensare e questo è già molto, dato che altro non ci è possibile.

Per questo…uniamoci, diamoci forza, risolleviamo le anime…perché anche se… tu…che leggi, hai perso la famiglia, il lavoro, il denaro, ricordati che dopo le guerre, l’Italia è quella delle meraviglie, delle rinascite, del rialzarsi con le ferite e riprendere la marcia portando sotto braccio con la propria vita, chi ha perso la luce e gli affetti.

Siamo un paese di resilienti, ci siamo rialzati dopo alluvioni, dopo terremoti e ora questa prova, dopo una minaccia biologica, un’altra minaccia peggiore ma ecco…forse…contro ogni minaccia, che sia biologica o meno, ci serve, una difesa bio-logica, una difesa bio, dal gr. bíos ‘vita’ e logica dal lat. logĭca, dal gr. logik (tékhnē) (l’arte) della logica, la configurazione di un fatto e di un fenomeno, in relazione al rapporto di interdipendenza fra i suoi elementi costitutivi: la l. della storia; modo di ragionare o di vedere le cose.

Allora, poiché la nostra arma più potente ed efficace, quella del supremo comando centrale, il Team mente-cervello-corpo, è attiva  e funzionante, possiamo ricorrere a questa “arma bio-logica, la nostra mente”, per superare anche questa nuova prova.

Certamente non possiamo combattere con i soldati, ma possiamo combattere per difenderci con forza mentale, da ciò che ci abbatte, per difendere quell’equilibrio neonato che si stava pian piano consolidandole e progettare nuove difese mentali.

Nel prossimo articolo vedremo come e cosa possiamo fare.