Mental Training, nuovi percorsi di cura

La nostra vita ruota sui sensi, senza di essi, non saremmo in grado di comunicare e percepire alcunché; ci troveremmo in uno stato simile al coma.
Nel mondo sensoriale, si amplifica la nostra natura arcaica, istintiva; è difficile entrare in un negozio e comprare un abito senza toccarlo, sentire scorrere tra le dita la piacevolezza del tessuto, evocarne la percezione sul corpo e se toccandolo scopriamo che nonostante sia un bell’abito, è ruvido e rigido, lo riponiamo subito nell’espositore, scegliendo magari un abito non bellissimo ma tattilmente, propriocettivamente confortante. Mentre è più facile acquistare un cibo in vetrina senza toccarlo, perché ne abbiamo memoria gustativa.
Ognuno di noi potrebbe evocare esperienze personali in tal senso, perché i sensi ci guidano, ci fanno desiderare, scegliere, ci condizionano, ci possono rallegrare come la vista di un arcobaleno, oppure trasalire come un rumore improvviso, comunuqe sia ci formano.
Lo sviluppo dei nostri sensi inizia poco dopo il concepimento, dall’ectoderma, uno dei foglietti embrionali da cui si sviluppano anche pelle e cervello; proprio questa velocità della creazione, ci permette di poter sentire la vita da subito: suoni, odori, sapori, sensazioni e immagini ci accompagnano per tutto il tempo in cui “abitiamo” nel ventre materno. Percepiamo i cambiamenti di umore di nostra madre, li percepiamo a livello chimico. Sapere questo ci fa comprendere come, già in utero, tutte le esperienze possono diventare un bagaglio che porteremo con noi.
Lo sviluppo dei sensi, con l’attivazione così precoce della loro funzione specifica, può aiutarci a comprendere quella che viene definita memoria corporea: segni incisi nel nostro corpo che vanno al di là del pensiero, del linguaggio e della ragione. L’età fetale è un momento fondamentale della nostra evoluzione e viene inconsciamente riproposta durante tutta la vita. Però, a differenza di quanto si potrebbe pensare, un bambino nasce si con i sensi molto sviluppati, ma non è ancora i grado di usarli a suo favore, non riconosce il pericolo del vuoto, non sa che un oggetto scotta o taglia, non conosce il gusto del limone finché il succo agro non gli stringe le mascelle, deve farne esperienza.
I sensi sono il risultato di un continuo e perpetuo apprendimento, dal quale scaturiscono molte delle forme di intelligenza che possediamo, poiché, chi più avrà sperimentato e conosciuto, più avrà costruito reti neurali decodificanti.
Ecco perché nel M.T. i sensi sono di fondamentale importanza, servono ad instaurare un apprendimento attivo, che condurrà ad un approccio funzionale e funzionante, da cui estrarre il massimo del risultato.
Una breve panoramica sui sensi, aiuterà il lettore, a collegare meglio il M.T. con la riabilitazione. Nello stato mentale (ipnagogico) in cui si esegue il M.T., i sensi sono molto più ricettivi e le esperienze di essi, marcano maggiormente la memoria dello sperimentatore; ad esempio, una stimolazione tattile, esperita in stato ipnagogico, lascerà una memoria di sé molto più intensa, ossia, la riabilitazione sensoriale verrà potenziata.
Tactus [1]
Il tatto è il senso che comporta maggiore contatto dello sperimentatore con l’oggetto percepito e a differenza degli altri sensi, percepisce la materia della quale l’oggetto è composto, creando quindi una vasta gamma di informazioni, a cui partecipa anche il senso della vista per definire l’identità dell’oggetto. Il training tattile, svolto ad occhi chiusi, utilizzerà molteplici texture per stimolare la memoria tattile; a volte capita che un materiale evoca un ricordo e, a catena, il ricordo aumenta la sensibilità tattile. È un piacevole gioco a cascata di eventi.
Auditus
È probabilmente il meno chimico fra i sensi, ossia non percepisce direttamente le sostanze chimiche in sé stesse, ma percepisce onde di compressione e decompressione. La dinamica che si genera tra il materiale che produce il suono e la superficie di contatto, fanno sì che possiamo riuscire a definire di che materiale si tratta, la direzione da cui arriva e in modo orientativo, da che distanza, se vicino a noi o lontano da noi. Con l’udito riconosciamo voci familiari, attiviamo ricordi, diventiamo felici o ci innervosiamo, ci addormentiamo e ci svegliamo; viviamo emozioni forti pur non essendo toccati sul corpo, se non dalle vibrazioni di suoni che si trasformano in sensazioni e poi in emozioni. Il training gioca molto sulla guida vocale, sull’esclusione dei suoni non graditi, sull’evocazione di piacevoli altri.
Visus
La vista è un senso spesso frainteso, considerato diretto e istantaneo, ma in realtà è un complesso sistema di proiezioni, trasformazioni chimiche, adattamenti, illusioni. Ci basti pensare che quello che vediamo di un oggetto non è l’oggetto in sé, ma al limite la sua superficie, che percepiamo più o meno distintamente in base alle condizioni di luce. Le interazioni fra la luce che determina il colore di un oggetto, in base alla radiazione assorbita dalla sua materia, sono quelle che ci aiutano ad esempio a distinguere un frutto maturo da uno acerbo, senza peraltro averlo né assaggiato né toccato. Un esempio del potere evocativo che ci offre il senso della vista, è l’ancoraggio dei ricordi ad immagini, luoghi, letture, colori, oggetti, persone. Nel M.T. non si usa la vista degli occhi fisici, ma quella della memoria visiva, quella capacità di evocare immagini memorizzate nelle aree cerebrali preposte, al fine di abilitare capacità immaginative e percettive (principio ideomotorio), che saranno poi utilizzate nei training occupazionali.
Gustatus
Nel M. T. ha un ruolo marginale e meramente sensoriale; è probabilmente il più rudimentale dei 5 sensi nella specie umana, viene ad assumere il ruolo di analista chimico, che monitorizza le singole e specifiche caratteristiche di conformità del materiale introdotto nel cavo orale; ad esempio è in grado di verificare un cibo crudo da uno cotto, uno divenuto acido o avariato, ma senza la collaborazione dell’olfatto, non è funzionale. Nel M. T. il gusto è utile in uno specifico training di evocazione gustativa, molto suggestivo e marcante per la persona, la quale accresce notevolmente la fiducia nelle proprie capacità sensoriali/mentali.
Odoratus
È il più chimico fra i sensi e il più antico e primitivo: numerose sono le relazioni fra l’olfatto e la vita dell’uomo, sia nei suoi aspetti più biologici che in quelli più emozionali. Ha un ruolo importante nell’evocazione dei ricordi, nell’indurre stati fisiologici specifici come succede ad esempio, quando sentiamo l’odore del nostro piatto preferito o il profumo del nostro amato/a. L’olfatto è il senso che supporta i comportamenti e le reazioni più istintive, risulta infatti che la zona del cervello, preposta alla percezione olfattiva nell’uomo, sia la stessa preposta alla gestione delle emozioni (sistema limbico) e risulti nettamente più sviluppata nei vertebrati più antichi, quelli per i quali l’istintualità su base olfattiva, doveva probabilmente coprire una ben specifica funzione pre-razionale, dalla quale dipendeva la sopravvivenza stessa dell’individuo. Nei M.T., si lascia che l’olfatto sia evocato spontaneamente dalla persona, poichè è un test ineluttabile di grande abilità percettiva.

Il M. T.er è ben consapevole che un SR, Sistema Rappresentazionale, è un processo sensoriale che regola il comportamento e le informazioni raccolte da tutti i canali, che vengono elaborate attraverso alcuni canali sensoriali prediletti, e poi riversate nel mondo esterno sotto forma di comportamento, caratterizzato da specifiche modalità sensoriali. Il canale di processo sensoriale di cui l’individuo è più consapevole, sarà chiamato SRP Sistema Rappresentazionale Primario. Capire quale sia il SRP dell’interlocutore, significa avere la possibilità di comunicare sulla stessa “lunghezza d’onda”, creando una maggiore sintonia, sull’assunto che persone che hanno modalità sensoriali dominanti uguali, riescono a creare un feeling con maggiore facilità.
Per individuare il SRP della persona, il M. T.er utilizza i seguenti metodi:
- comunicazione verbale
- comunicazione paraverbale
- comunicazione non verbale
Due sono i modi per farlo:
- prestare attenzione ai segnali verbali
- utilizzare i segnali d’accesso comportamentali: analizzare i segnali d’accesso oculari e altri segnali non verbali e paraverbali (posizione, respirazione, tono, volume ecc.).
Il M. T.er decide quale strada usare per impostare l’approccio terapeutico, in base ad una serie di informazioni raccolte durante l’osservazione e il colloquio con il soggetto, arrivando ad ottimizzare training che siano quanto più in linea con la sua natura; ad esempio se il soggetto usa frequentemente l’intercalare «vedo» o «ascolto», è possibile che il suo sistema rappresentazionale sia di tipo visivo nel primo caso e uditivo nel secondo.
Per individuare il SRP, è utile anche l’osservazione degli occhi, dove si muovono, dove si fermano, come accompagnano l’esposizione verbale e la postura; tale osservazione sarà di grande importanza nella comunicazione, ne vedfremo le peculiarità, quando affronteremo la CNV Comunicazione Non Verbale, altro strumento principe del M.T..

[1] Cinestesico dal greco: kìnesis = movimento e áisthìsis ‘sensazione’ – termine generico per indicare la sensibilità somatica, senso che fa conoscere i movimenti del corpo e delle sue membra. È una espressione del senso del tatto diffuso, propriocezione di tutto il corpo.
Lascia un commento