
Se sapessimo prima che quel certo non so che, quella cosa che ci è successa, quella sensazione che non sapevamo spiegarci, quel pensiero, quel sogno, quell’istinto “se solo lo avessi ascoltato…”.
E se potessimo percepire i segnali prima dell’arrivo di una malattia?
E se fossimo in grado di fermarla prima che si manifesti?
Ma siamo in grado di farlo?
E se siamo in grado, come facciamo a saperlo fare?
E se lo sappiamo fare, tutti lo possiamo fare?
E come lo possiamo fare?
È forse già scritto tutto, nel nostro codice genetico?
Il nostro organismo, è nato, con la capacità di ammalarsi e di guarirsi.
A questo punto, molti lettori stanno già brontolando, si allontanano dallo schermo e arricchendo la protesta con un gesticolo di mani, criticano e bocciano tali concetti, ma, prima di chiudere la pagina, fermatevi solo per leggere e rifletterete, se poi non interessa, scarterete il tema.
Non si può imparare a riconoscere i sintomi di un disequilibrio, se non lo si è sperimentato; poi, una volta accaduto, ogni passaggio, sarà depositato nella memoria. Così via, nel corso della vita, fino all’età adulta, si apprende l’arte di rispondere ad agenti esogeni, con risponde endogene.
Che ogni emozione produce una reazione, è un dato oggettivo, che ne siamo danneggiati o potenziati, è oggetto di costante ricerca scientifica. Ma, se la paura fa aumentare il battito e ce la fa fare addosso, se la rabbia ci fa colorire il viso e aumentare la pressione, se la tristezza ci fa sentire freddo donandoci quel bel colorito funereo, perché abbiamo difficoltà ad accettare che siamo anche noi a reagire con la malattia, ad una esperienza di vita?
Non rispondete, lasciatevi aperti alle vostre esperienze, andate indietro di uno, due, quattro, nove, venti anni… Fatelo sul serio, ma come un gioco, come giocano seriamente i bambini. Mettete una musica melanconica, preferibilmente musica classica che facilità l’introspezione, sedete all’imbrunire vicino alla finestra o nella penombra della vostra stanza, mettetevi comodi e chiudete gli occhi.
Accendete ora, la vostra memoria e incuriositevi ad andare indietro nel tempo, lentamente senza fretta, indietro di qualche giorno, o di qualche mese, e poi, di anni.
Osservate, scoprite, annotate, collegate, cancellate, sovrapponete, fate tutto quello che volete; godervi questo viaggio nella vostra memoria, vi regalerà sorprese inattese.
Scoprirete memorie mai ricordate prima, connessioni inimmaginabili, una parte di voi molto interessante.
Tutte le persone intelligenti, tornano da questi viaggi, arricchite e sorprese.
Un vecchio proverbio cinese dice che “Colui che parte non è lo stesso che ritorna”, è verissimo. Per gioco, ma sul serio, provate, non vi costa nulla, sarà comunque dedicare del tempo per voi stessi.
Se scoprirete qualcosa di interessante, lo avrete scoperto per sempre, se non entrerete mai in quello spazio, avrete perso per sempre l’occasione di fare maggiore conoscenza di voi.
Qualunque cosa emerga, piccola o grande, sarà comunque una grande presa di coscienza e un valore in più per conoscere a fondo, le vostre competenze sensoriali.
Colori, suoni, immagini, odori, sensazioni, potenzieranno comunque la vostra sensibilità somatica e di percezione mentale.
Curiosa dei vostri progressi, vi saluto e vi auguro buon viaggio
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