Le ultime performance sportive italiane, tra goal e medaglie d’oro, hanno attirato i riflettori della stampa sugli atleti e su cosa li rende più vincenti di altri. Essersi rivolti a un Mental Coach.
Il più recente clamoroso risultato, è stato quello di Marcell Jacobs, ma nelle colonne della stampa si leggono nomi di attori famosi, musicisti, presidenti, e si fa riferimento alla crescente onda del Coaching di cui si è sentito il bisogno proprio nell’era della pandemia. Dalla nuova mole di interazioni tra coach e coachee, è nato un nuovo mercato del lavoro. Il coaching è stato destrutturato e venduto per essere fruito da ogni categoria dal pubblico al privato.
Noi che sosteniamo da anni, l’importanza della presenza del coach nella vita quotidiana, come antidoto preventivo al male del “non so cosa fare”, non possiamo che essere d’accordo e felici di quanto leggiamo sui giornali.
Ci siamo occupati in vari campi di fare coaching, dallo sport al letto di ospedale, e in ogni caso ne abbiamo raccolto i riscontri positivi e ottimizzato i lati meno efficaci. Ricordo con particolare piacere due esemplari di successo, un maratoneta e un prelato, due mondi completamente diversi, due sfide diverse ma due vittorie, per il coach e per il coachee.
La mente se appositamente semplificata, organizzata e allenata, rende possibile anche l’impossibile.

Lascia un commento