Mental Training, nuovi percorsi di cura

“Ragazza dormiente” Alexey Venetsianov 1840
Con il M. T., si guida il paziente al riequilibrio delle fasi sonno-veglia, al fine di ristabilire un livello ottimale di compliance/performance, forte della conoscenza messa a disposizione dai numerosi studi sull’importanza del sonno, per la vita dell’intero mondo cellulare del corpo umano.
Esistono ritmi biologici circadiani (circa-dies=circa un giorno), ritmi ultradiani (si verificano più volte al giorno) e ritmi infradiani, che richiedono più di un giorno, come per esempio il ciclo mestruale o i ritmi stagionali. I ritmi circadiani, sono particolari ritmi di attività-riposo, che hanno un andamento periodico di 24 ore in condizioni di normale adattamento ai sincronizzatori, che sono: alternanza luce-buio e abitudini sociali. Si è notato che in situazioni di isolamento dai sincronizzatori, il periodo circadiano nell’uomo, diventa più lungo di 24 ore, alterando così tutto quanto correlato all’equilibrio psico-fisico come si può evincere dai seguenti esempi di ritmi circadiani:
- temperatura corporea
- frequenza cardiaca
- pressione arteriosa
- prestazioni fisiche e intellettuali
- molti ormoni: – ACTH – GH – TSH – FSH – LH – PRL – cortisolo – T3- T4- ecc.
Ogni terapeuta, conosce l’importanza della regolazione di questi ritmi, durante l’intero periodo di ricovero, al fine di migliorare la qualità del sonno e di conseguenza il miglioramento dell’umore e la responsività ad ogni intervento terapeutico.
[…] Da un punto di vista psicologico la cattiva qualità del sonno, porta a prestazioni e tempi di reazione più lenti, vi è il rischio di sviluppare ansia o depressione. Inoltre, il sistema immunitario ne viene indebolito, la pressione può tendere ad alzarsi predisponendo al rischio di sviluppare malattie cardiache, diabete e cancro. Infine, un aspetto delicato riguarda i telomeri, i cappucci dei cromosomi in ogni cellula che vengono accorciati da troppo stress e troppo poco sonno: telomeri accorciati significano una durata di vita più breve. […] (“Sleep in the critically ill patient” Gerald L. Weinhouse, internista al Boston Children’s Hospital; Richard J. Schwab, medico al Civic Center Blvd di Philadelphia)
[…] “La comparsa del sonno è influenzata, oltre che dagli aspetti circadiani, anche da meccanismi di regolazione omeostatica per cui maggiore è la durata della veglia precedente più importante sarà la propensione al sonno. I meccanismi omeostatici e circadiani si integrano e, in condizioni fisiologiche, contribuiscono insieme a determinare il normale ritmo sonno-veglia. La durata media del sonno fisiologico di un adulto sano è di circa 7-8 ore. Ma va ricordata l’importante variabilità interindividuale, per cui esistono soggetti (i cosiddetti “brevi dormitori”) che hanno bisogno di meno ore di sonno per ottenere un buon riposo fisiologico (5 ore o meno) così come esiste la condizione speculare di “lungo dormitore” in quei soggetti che necessitano di un sonno di lunga durata (almeno 10 ore) per sentirsi riposati ed efficienti lungo la giornata. Il riconoscimento dell’ipno tipo (breve, normale o lungo dormitore) è fondamentale nella valutazione di un paziente”. […] (Centro di Medicina del Sonno, Clinica Neurologica dell’Università, Ospedale Maggiore, Via Gramsci 14, 43100 Parma, Italy).
[…] Nonostante la funzione dei neuroni adulti è ancora una questione di dibattito, negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha evidenziato come nuovi neuroni vengono generati per tutta la vita, in aree selezionate del cervello, in particolare il gyrus dentato della formazione ippocampale e la zona sub ventricolare dei ventricoli laterali. Nel caso dell’ippocampo, l’integrazione di nuove cellule nel circuito neuronale esistente, può essere coinvolto nei processi di memoria e nella regolazione dell’emotività.
Diversi studi hanno esaminato come la produzione di nuove cellule e il loro sviluppo nei neuroni è influenzata dalla perdita del sonno e nel sonno. Mentre la disfunzione del sonno per un periodo più breve di un giorno sembra avere un piccolo effetto sulla velocità basale della proliferazione cellulare, la prolungata restrizione o la disfunzione del sonno possono avere effetti cumulativi che portano ad una notevole diminuzione della proliferazione delle cellule ippocampali, della sopravvivenza cellulare e della neurogenesi. […] I meccanismi con cui la perdita del sonno interessa diversi aspetti della neurogenesi adulta, sono sconosciuti. Tuttavia, parecchi studi mostrano chiaramente che la perdita prolungata del sonno può inibire la neurogenesi ippocampale indipendente dagli ormoni dello stress da adrenale. In conclusione, mentre la modesta restrizione del sonno può interferire con la valorizzazione della neurogenesi associata ai processi di apprendimento, la prolungata disfunzione del sonno può anche influenzare i tassi basali della proliferazione cellulare e della neurogenesi. […] (M.C. Spaggiari – Aspetti della fisiopatologia del sonno di rilevanza occupazionale – Commissione AIMS per i rapporti con la Medicina del Lavoro. Centro di Medicina del Sonno della Clinica Neurologica – Università di Parma – G Ital Med Lav Erg 2008; 30:3, 276-279 © PI-ME, Pavia 2008 http://gimle.fsm.it).
Alla luce di quanto esplicato, il primo obiettivo che si pone il M.T.er è il miglioramento del sonno della persona in cura, cosa che avviene in due, massimo tre incontri, a prescindere da anamnesi di ingresso, di cattivo dormitore. Una volta ripristinato il ritmo del sonno, la persona riporta le frequenze cerebrali, su livelli di stress più basso, potenziando la guarigione.

Con il M.T. si verifica un reset delle abitudini di sonno, peraltro facilitate dal nuovo setting in cui si trova la persona; il nuovo ambiente, anche se poco piacevole, ha i suoi vantaggi: favorisce la rottura di schemi mentali.
Oseremmo dire che, a dispetto della brutta esperienza di un ricovero, la persona ha sull’altro lato della bilancia, più possibilità di cambiare le proprie abitudini di una persona che segue il percorso in ambiente neutrale, come uno studio medico privato. È come se la persona fosse sottoposta ad una induzione confusionale[1], generata naturalmente dall’ambiente, situazione che conduce velocemente la persona, in uno stato altamente ricettivo al cambiamento.
Il miglioramento del sonno viene quantificato con una scala visuale, da cui si parte anche da valore 3/4, per arrivare a 8/9 talvolta 10, in due/tre sedute; va sottolineato che tale miglioramento, rimane stabile nel tempo, soprattutto grazie all’apprendimento dell’auto-training.
[1] L’induzione confusionale è stata introdotta dal Dott. Milton Erickson, e funziona molto bene con le persone dotate di una mente analitica, che esaminano e soppesano qualunque cosa si dice loro. L’induzione confusionale, come dice il nome, consiste nel creare, attraverso il linguaggio, una serie di elementi, in contraddizione tra loro, che impegnano la mente in una ricerca continua di significato, a cui il soggetto, almeno in prima battuta, cerca di dare un senso fino a quando, se l’induzione è ben condotta, perde il filo del ragionamento e può lasciarsi andare a sperimentare una profonda ipnosi.
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