
Se vogliamo approcciare ad un percorso di cambiamento, che sia di evoluzione personale o di salute, dobbiamo essere consapevoli che ci stiamo incamminano non verso una meta, ma su un percorso che istruisce a raggiungere tutte le mete.
In questo percorso il cammino è fatto di alti e bassi, con salite impettate e ripide discese, con pianure riposanti, vicoli ciechi da cui uscire con nuove soluzioni, sempre e comunque con grandi soddisfazioni e un aumento dell’autostima.
Le difficoltà sul sentiero, sono i motori che ci spingono avanti o ci fermano e le esperienze sono i punti saldi sulla mappa che ci orientano evitando gli intoppi verso la meta…
È un dato di fatto che chi non ha difficoltà non ha motivo di cambiare, ma non lo è che, chi ha difficoltà, sia spinto a cambiare. Questo per vari motivi ma prima di tutto per abitudine.
Iniziando un sentiero di cambiamento, bisogna tenere conto che siamo soggetti a risposte mediate dalle nostre abitudini; esse esistono perché determinati comportamenti ci hanno permesso di ottenere ciò che volevamo o sono state funzionali in qualche momento della vita.
Tuttavia, per ampliare la nostra gamma di risposte a una determinata situazione, e in particolare per sostituire comportamenti inefficienti, dobbiamo considerare che le abitudini sono modelli di comportamento condizionati dal vissuto personale e dal contesto sociale:
- possiamo considerarle come le nostre risposte predefinite alle complessità della vita e:
- farne un error detector
- scoprire se limitano la nostra creatività, ci rendono inefficaci o ci fanno soffrire
- capirne l’origine imparando a osservare l’abitudine mentre si manifesta
- estrarne la parte positiva
- trasformarle in risorse di consapevolezza
Le abitudini sono caratterizzate da cinque elementi, che includono un fattore scatenante, una costellazione di risposte condizionate che appaiono rapidamente e in sequenza, attraverso tre livelli di esperienza, e un comportamento risultante, tenendo presente che tutto ciò che segue può agire in meno di un secondo:
- Innesco: qualcosa sta accadendo intorno a noi
- Risposta somatica: come il nostro corpo risponde automaticamente a questo input sensoriale (energia, tensione, oppressione, calore, intorpidimento, ecc…)
- Risposta emotiva: i sentimenti che sorgono (rabbia, ansia, gioia, eccitazione, ecc …)
- Risposta mentale: la nostra forma mentis che dà significato all’esperienza e giustifica la risposta. Osservabile nel linguaggio come storie, interpretazione, giustificazione, ecc… Trattandosi del più alto ordine di risposta, di solito segue le prime due
- Comportamento che ne risulta: il comportamento che scaturisce dalla costellazione dei fenomeni che si presenta. Osservabile sotto forma di azioni (movimento, atti linguistici, ecc.)
Appreso ciò, l’approccio più efficace e utile al cambiamento è essere curiosi nei riguardi delle proprie abitudini.
Esse esistono in funzione di come il nostro organismo ha imparato bene come andare d’accordo con il mondo.
Osservarne le sfumature e divenire consapevoli dell’intera costellazione di elementi, da cui queste abitudini derivano, fa la differenza sul vero lavorare su se stessi per cambiare il proprio comportamento.
L’effetto secondario di questa consapevolezza è che, lungo il percorso, saremo in grado di percepire il primo sorgere del modello abituale per scegliere invece che reagire e decidere se accettarlo o sostituirlo con qualcosa di nuovo.
Lo stato d’animo più costruttivo, è vivere questa esplorazione come un’avventura. Se non lo viviamo con questo spirito, ogni approccio al cambiamento del comportamento è destinato presto o tardi a fallire.
Un vero cambiamento richiede innanzitutto l’essere in grado di osservarci mentre facciamo ciò che non funziona e di identificare quale potrebbe essere un’alternativa alla risposta abituale. Questo ci aiuta ad interrompere le tendenze automatiche e ripetitive e sostituirle con un comportamento non abituale, nuovo, possibilmente sorprendente; perché la nostra mente, famelica di nuovi stimoli, risponde subito ai nuovi input.
L’auto-osservazione ci aiuta così a:
- Apprendere nuove informazioni su noi stessi
- Acquisire la concentrazione sul momento presente
- Sviluppare la capacità di osservare il nostro comportamento oggettivamente, nello stesso modo in cui potrebbe vederci un estraneo
- Sostituire il nostro critico interiore, che rende più difficile il cambiamento, con un’accettazione neutrale
- Essere in grado di rimanere presenti durante un evento e scegliere la risposta più efficace
- Osservare comportamenti specifici
Nell’auto-osservazione teniamo conto di:
- Il comportamento da osservare (ad esempio, interrompere gli altri nelle conversazioni)
- La tempistica dell’osservazione (ad esempio, al termine della giornata lavorativa o dopo una riunione di lavoro)
- La durata dell’auto-osservazione (ad esempio, per le prossime due settimane)
- Le domande specifiche da considerare su ciò che è successo, sulla nostra esperienza interiore e sui risultati raggiunti
- L’impatto che il comportamento ha avuto su di noi o sugli altri
L’utilizzo dell’auto-osservazione conduce nel tempo a un cambiamento, se agiamo con cognizione di causa :
- Riflettere alla fine della nostra giornata
- Ricordando che effettivamente abbiamo avuto un comportamento sbagliato (ad esempio, interrompendo gli altri)
- Prendere appunti sulla nostra esperienza e diventare curiosi
Dopo qualche giorno di osservazione, diveniamo più sensibili verso il comportamento e lo notiamo prima. (Ops! Ho appena interrotto Maria!).
Procedendo con queste modalità, l’osservatore interno che abbiamo addestrato, inizia a notare ciò che stiamo facendo mentre lo stiamo facendo (Sto interrompendo Maria proprio ora!) e iniziamo a notare il nostro impulso prima del comportamento…Sento la mia energia che aumenta e la mia schiena che si raddrizza…mi sento impaziente…so cosa dovrei fare ma non riesco a trattenermi…sto per interrompere Maria…NO!…questa volta lo ascolterò…rallenta…rilassati…reeespira…ascolta…
Ora, stiamo cambiando il nostro comportamento, ed è successo semplicemente, facilmente, quasi da solo.
L’auto-osservazione è estremamente utile e può essere utilizzata per analizzare tutti i comportamenti e aiutarci a raggiungere un cambiamento duraturo, attraverso la costruzione di nuovi collegamenti neurali.
A tal proposito, la ricerca in campo neurologico sta dimostrando sempre più, che il cervello e il sistema nervoso sono in grado di ricablare se stessi mentre impariamo nuove abitudini. Certo ci vuole impegno, attenzione, ripetizione per agire tale cambiamento ma, si può fare ed è alla portata di tutte le persone altamente motivate.

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