
Un tempo pensare molto era un punto di forza, pensiamo ai filosofi che hanno costruito la nostra cultura, oggi invece pensare molto è divenuto quasi un punto debole, si rischia l’overthinking[1].
Viene da chiedersi se il problema risieda nella differenza del nostro modo di vivere.
Al tempo dei filosofi era la quotidianità trascorrere l’intera giornata a pensare, certo è che l’ambiente era decisamente diverso da quello moderno. Natura selvaggia, aria pura, ritmo lento, niente luce artificiale, nessuno strumento elettronico, nessun mezzo di trasporto veloce, ne social, ne cibo artefatto, connessione con i segni mandati dall’inconscio.
La risposta è praticamente vivente nella riflessione…
Era decisamente diverso il modo di vivere, ambiente silenzioso, ritmo giornaliero regolato dal ciclo della luce, nutrimento fatto di elementi semplici e medicine offerte dalla natura.
Ma allora la soluzione è abbastanza semplice…possiamo cercare di riprodurre un ambiente similare al loro…facciamo un elenco simbolico non esaustivo…
- Rallentare
- Ad esempio possiamo muoverci in modalità zen, in almeno una attività al giorno, come camminare o lavarsi, o mangiare, ecc…
- Recarsi in luoghi immersi nella natura
- In questa condizione, possiamo ad esempio dedicarci a respirare con cognizione di causa, chiudendo gli occhi e da questo punto di vista interno percorrere consapevolmente lo schema del ritmo respiratorio, con il beneficio di rallentare il battito cardiaco e le frequenze di lavoro mentale
- Cercare di rispettare almeno l’ora del risveglio secondo il ritmo solare
- Creare un dialogo interno facilitante
- Ad esempio, possiamo lasciarci scorrere, fluire, scivolare, su una situazione che di solito ci travolge/coinvolge; si può iniziare anche solo immaginando di fare come Totò “E che so Pasquale?” (^_^) , ciò come se non fossimo noi in quella situazione che ci da disagio, come se non fosse nostra…cosa diremmo a quella persona nell’immagine mentale? Che consigli gli daremmo?
- Difficilmente riusciremo ad evitare strumenti elettronici, ma possiamo limitarne l’utilizzo lo stretto necessario…ovviamente chi ne ha fatto un lavoro, non potrà sottrarsi da questa attitudine ma può compensare con attività manuali/creative
- Se tutto il giorno per lavoro siamo costretti, anche con piacere, a stare davanti al monitor è fondamentale cambiare assetto visivo-tattile-mentale-posturale, per un tempo significativo prima di concludere il tempo di veglia
- Ancora, decidere a che ora dedicare un tempo e una durata stabilita alla navigazione sui social network
- Camminare a piedi, almeno per 30/40 minuti ogni giorno, in solitudine e senza guardare il cellulare
- È importante camminare con lo sguardo lungo, per compensare la stasi del muscolo ottico e riallenare la capacità di cogliere segni e stimoli dall’ambiente. Anche se in cittadino, camminare senza interferenze verbali, ci aiuta all’introspezione e aumenta i livelli dei nostri ormoni del benessere
- Nutrirci con cibo secondo stagione, evitando il più possibile il cibo non genuino
- Evitiamo il più possibile il cibo elaborato o fuori stagione e se siamo costretti per motivi di tempo/ambiente di lavoro a nutrirci a mensa, preferiamo alimenti leggeri, magari non mangiando le melanzane a gennaio o i carciofi ad agosto…
E per finire, potenziamo questo programma di riprogrammazione della sintonia vitale, aggiungendo un minuto al giorno di allenamento al sorriso; per stimolare l’effetto neuroni specchio al buon umore sorridiamo almeno due/tre minuti al giorno, che sia allo specchio o in macchina, anche se non abbiamo alcun motivo di sorridere. Sorridere anche in modo meccanico, indirizza il cervello ad attuare tutta la catena emotiva benefica collegata al riflesso del sorriso
Non è certo difficile immaginare che, seguire almeno al 50% questo modus vivendi, ci restituisce un risultato già più vicino a un modello di salute efficace su ogni aspetto.
[1] Il termine inglese “overthinking” indica lo stato psicologico in cui una persona si sente sopraffatta dai propri stessi pensieri. La mente è costantemente impegnata in un dialogo interiore in cui si susseguono domande e dubbi relativi ai nostri problemi che vanno avanti a ripetizione e che spesso sono difficili, se non impossibili, da silenziare.
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