Il vero cambiamento? …mi ricorda un percorso di montagna…

Se vogliamo approcciare ad un percorso di cambiamento, che sia di evoluzione personale o di salute, dobbiamo essere consapevoli che ci stiamo incamminano non a una meta, ma su un percorso.

In questo percorso il cammino è fatto di alti e bassi, con salite impettate e ripide discese, con pianure riposanti, vicoli ciechi da cui uscire con nuove soluzioni, ma sempre e comunque con grandi soddisfazioni e un aumento dell’autostima.

Le difficoltà sul sentiero, sono i motori che ci spingono avanti o ci fermano e le esperienze sono i punti saldi sulla mappa che ci orientano evitando gli intoppi verso la meta…

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È un dato di fatto che chi non ha difficoltà non ha motivo di cambiare, ma non lo è che, chi ha difficoltà sia spinto a cambiare. Questo per vari motivi ma prima di tutto per abitudine…

Iniziando un sentiero di cambiamento, bisogna tenere conto che siamo soggetti a risposte mediate dalle nostre abitudini; esse esistono perché determinati comportamenti ci hanno permesso di ottenere ciò che volevamo e ciò di cui avevamo bisogno.

Tuttavia, per ampliare la nostra gamma di risposte a una determinata situazione, e in particolare per sostituire comportamenti inefficienti, dobbiamo considerare che le abitudini sono modelli di comportamento condizionati dal vissuto personale e dal contesto sociale:

  • possiamo considerarle come le nostre risposte predefinite alle complessità della vita
    • farne un error detector
    • scoprire se limitano la nostra creatività, ci rendono inefficaci o ci fanno soffrire
    • capirne l’origine imparando a osservare l’abitudine mentre si manifesta
    • estrarne la parte positiva
    • trasformarle in risorse di consapevolezza

Le abitudini sono caratterizzate da cinque elementi, che includono un fattore scatenante, una costellazione di risposte condizionate che appaiono rapidamente e in sequenza attraverso tre livelli di esperienza, e un comportamento risultante, tenendo presente che tutto ciò che segue può agire in meno di un secondo…:

  1. Innesco: qualcosa sta accadendo intorno a noi
  2. Risposta somatica: come il nostro corpo risponde automaticamente a questo input sensoriale (energia, tensione, oppressione, calore, intorpidimento, ecc…)
  3. Risposta emotiva: i sentimenti che sorgono (rabbia, ansia, gioia, eccitazione, ecc …)
  4. Risposta mentale: la nostra forma mentis che dà significato all’esperienza e giustifica la risposta. Osservabile nel linguaggio come storie, interpretazione, giustificazione, ecc… Trattandosi del più alto ordine di risposta, di solito segue le prime due,
  5. Comportamento che ne risulta: il comportamento che scaturisce dalla costellazione dei fenomeni che si presenta. Osservabile sotto forma di azioni (movimento, atti linguistici, ecc.)

Appreso ciò, l’approccio più efficace e utile al cambiamento è, essere curiosi nei riguardi delle proprie abitudini.

Esse ci sono in funzione di come il nostro organismo ha imparato bene come andare d’accordo nel mondo.

Osservarne le sfumature e divenire consapevoli dell’intera costellazione di elementi, da cui queste abitudini derivano, fa la differenza sul vero lavorare su se stessi per cambiare il proprio comportamento.

L’effetto secondario di questa consapevolezza è che, lungo il percorso saremo in grado di percepire il primo sorgere del modello abituale e scegliere invece che reagire, decidere se accettarlo o sostituirlo con qualcosa di nuovo.

Lo stato d’animo più costruttivo, è vivere questa esplorazione come un’avventura.

Ma se non lo viviamo con questo spirito, ogni approccio al cambiamento del comportamento è destinato presto o tardi a fallire.

Un vero cambiamento richiede innanzitutto l’essere in grado di osservarci mentre facciamo ciò che non funziona e di identificare quale potrebbe essere un’alternativa alla risposta abituale. Questo ci aiuta ad interrompere le tendenze automatiche e ripetitive e sostituirle con un comportamento non abituale, nuovo, anche sorprendente; perché la nostra mente, famelica di nuovi stimoli, risponde subito ai nuovi input.

L’auto-osservazione ci aiuta così a:

  • Apprendere nuove informazioni su noi stessi
  • Acquisire la concentrazione sul momento presente
  • Sviluppare la capacità di osservare il nostro comportamento oggettivamente, nello stesso modo in cui potrebbe vederci un estraneo
  • Sostituire il nostro critico interiore, che rende più difficile il cambiamento, con un’accettazione neutrale.
  • Essere in grado di rimanere presente durante un evento e scegliere la risposta più efficace
  • Osservare comportamenti specifici

Nell’auto-osservazione teniamo conto di:

  • Il comportamento da osservare (ad esempio, interrompere gli altri nelle conversazioni)
  • La tempistica dell’osservazione (ad esempio, al termine della giornata lavorativa o dopo una riunione di lavoro)
  • La durata dell’auto-osservazione (ad esempio, per le prossime due settimane)
  • Le domande specifiche da considerare su ciò che è successo, sulla nostra esperienza interiore e sui risultati raggiunti
  • L’impatto che il comportamento ha avuto su di noi o sugli altri

L’utilizzo dell’auto-osservazione conduce nel tempo a un cambiamento, se agiamo con cognizione di causa :

  • Riflettere alla fine della nostra giornata
  • Ricordiamo che effettivamente abbiamo avuto un comportamento sbagliato (ad esempio, interrompendo gli altri)
  • Prendiamo appunti sulla nostra esperienza e diventiamo curiosi

Dopo qualche giorno di osservazione, diveniamo più sensibili verso il comportamento e lo notiamo prima. (Ops! Ho appena interrotto Maria!).

Procedendo con queste modalità, l’osservatore interno che abbiamo coltivato, inizia a notare ciò che stiamo facendo mentre lo stiamo facendo (Sto interrompendo Maria proprio ora!) e iniziamo a notare il nostro impulso prima del comportamento…Sento la mia energia che aumenta e la mia schiena che si raddrizza…mi sento impaziente…so cosa dovrei fare ma non riesco a trattenermi…sto per interrompere Maria…NO!…questa volta lo ascolterò…rallenta…rilassati…reeespira…ascolta…

Ora, stiamo cambiando il nostro comportamento, ed è successo semplicemente, facilmente, quasi da solo.

L’auto-osservazione è estremamente utile e può essere utilizzata per analizzare tutti i comportamenti e aiutarci a raggiungere un cambiamento duraturo, attraverso la costruzione di nuovi collegamenti neurali.

A tal proposito, la ricerca in campo neurologico sta dimostrando sempre più, che il cervello e il sistema nervoso sono in grado di ricablare se stessi mentre impariamo nuove abitudini. Certo ci vuole impegno, attenzione, ripetizione per agire tale cambiamento ma, si può fare ed è alla portata di tutte le persone altamente motivate.

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